Coloro che dormono sulle montagne
Si addentrano tra le montagne con l'abito bianco dei defunti e ne riscendono rinati. Lo fanno da milletrecento anni, con una lunga interruzione nel mezzo.
Esistono delle catene, fissate alla roccia, lungo i sentieri di montagna del Giappone.
Non sono un’attrezzatura moderna, e non sono state messe lì per gli escursionisti. Si trovano nei punti in cui il sentiero smette di essere un sentiero — pareti verticali, gradoni scavati nella pietra, tratti in cui bisogna salire con le mani — e ci sono da un tempo che nessuno sa più misurare, sostituite quando arrugginiscono, sempre nello stesso posto. Le usa chi sale. Le hanno usate generazioni di uomini vestiti di bianco, con una conchiglia legata al fianco.
Ho scritto altrove che quell'immagine mi sembra la definizione più esatta di una Via: una catena che non ti porta su, ma ti permette di salire. Vorrei partire da lì e arrivare fino in fondo, perché quello che si trova alla fine di quel sentiero è più interessante — e considerevolmente meno pittoresco — di come lo si racconta di solito.
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