Quando la paura incontra l'ingiustizia

Christian Russo • 10 agosto 2026

Sul senso di insicurezza degli italiani, e sui meccanismi che lo tengono in vita.


C’è una conversazione che negli ultimi anni ho fatto e rifatto innumerevoli volte, in forme quasi identiche e in ambienti diversissimi fra loro: al bancone di un bar, in un gruppo di genitori, fra colleghi commercianti, dopo l’allenamento in dōjō. Comincia sempre allo stesso modo — qualcuno racconta un episodio, una rapina in zona, una lite degenerata, un gruppo che staziona sotto casa e non si capisce cosa faccia — e a un certo punto arriva quella frase, che a volte pronuncia l’altro e a volte, con la stessa naturalezza, mi ritrovo a pronunciare io: “non è più come una volta”.
La dicono persone di ogni orientamento politico, di ogni età, di ogni quartiere. E ogni volta, dopo averla detta o sentita dire, mi resta addosso lo stesso disagio: perché è una frase che mi convince mentre la pronuncio e mi insospettisce un attimo dopo. Quanto di ciò che sto dicendo è vero, e quanto è soltanto l’impressione di uno che invecchia in un Paese che cambia? 
Che cos’è, davvero, a produrla?



La risposta più comoda — quella che circola da anni nel dibattito pubblico — è che si tratti soltanto di percezione, e in parte è corretta: sui reati più gravi l’Italia resta fra i Paesi più sicuri d’Europa, con un tasso di omicidi fra i più bassi dell’Unione. Ma è la risposta a una domanda che nessuno ha posto. Perché quasi nessuno, camminando per strada la sera, teme di essere ucciso: si teme un’aggressione, uno scippo, una rapina in casa, una molestia, una violenza sessuale, una lite che degenera. Rispondere alla paura di essere aggrediti citando il tasso di omicidi è un modo elegante per non rispondere affatto.

E su quel terreno il quadro è meno rassicurante. Nel 2024 sono stati denunciati oltre 2,3 milioni di reati, con la criminalità denunciata tornata sui livelli precedenti alla pandemia; le violenze sessuali denunciate sono state 6.587, in aumento di quasi il 35% in cinque anni.
Ma proprio qui conviene fermarsi un momento, perché la statistica è uno strumento potente e insieme sempre parziale, e i numeri sulle denunce sono fra i più insidiosi di tutti. Una denuncia non misura un reato: misura un reato che qualcuno ha deciso di denunciare. E le due cose non si muovono insieme. Chi mi assicura che quel 35% non registri, in tutto o in parte, un aumento della disponibilità a denunciare anziché del fenomeno? Sulla violenza sessuale, negli ultimi anni, sono cambiate molte cose che agiscono precisamente su quella disponibilità: campagne di sensibilizzazione, un clima culturale diverso, interventi normativi che hanno reso il percorso meno scoraggiante. Ciascuna di esse può produrre più denunce a parità di reati commessi — e sarebbe, paradossalmente, una buona notizia travestita da cattiva.
Non lo dico per ridimensionare il fenomeno: la stessa cautela vale in senso opposto, dato che la violenza sessuale resta un reato con un tasso di denuncia bassissimo, e la cifra reale è certamente molto superiore a quella registrata. Lo dico perché mi pare l’unico modo onesto di maneggiare questi numeri: sapendo che non ci dicono quanto crediamo ci dicano. Quello che possiamo affermare con ragionevole certezza è che non stiamo parlando di un’allucinazione collettiva, ma di fenomeni reali — e che le statistiche più citate nel dibattito pubblico, quelle sui reati più gravi, semplicemente non li misurano.



Continua a leggere cliccando qui sotto.

Quando la Paura incontra l'ingiustizia di Christian Russo

Leggi su Substack
Yamabushi
Autore: Christian Russo 28 agosto 2026
Si addentrano tra le montagne con l'abito bianco dei defunti e ne riscendono rinati. Lo fanno da milletrecento anni. Sono gli Yamabushi
Ijime
Autore: Christian Russo 23 agosto 2026
Sul fenomeno giapponese dell’ijime — il bullismo scolastico — e sul suo rapporto con alcune delle caratteristiche della società giapponese che più ammiriamo.
Tatuaggi giapponesi
Autore: Christian Russo 16 agosto 2026
Uno degli ostacoli di ogni turista in Giappone, e la storia che ci sta dietro: marchi infamanti, briganti cinesi, maestri dell’intaglio e una legge decaduta nel 2020.
Salaryman
Autore: Christian Russo 7 agosto 2026
Sull’erede del samurai: non il guerriero solitario del cinema, ma l’uomo in giacca e cravatta stipato nel treno delle sette del mattino — e su cosa questo racconta del Giappone, e forse di noi.
Odissea di Christopher Nolan
Autore: Christian Russo 5 agosto 2026
Sull' “Odissea” di Christopher Nolan — e sul perché recensire un mito che ci portiamo dentro sia più difficile che recensire un film.
Buddha Demone
Autore: Christian Russo 4 agosto 2026
Nella prima puntata ho cercato di mostrare che il demone dell’aggressività appartiene, in forme e intensità diverse, all’esperienza umana, e che negarlo è più pericoloso che riconoscerlo. Ma non basta. Bisogna insegnargli le regole.
La guerra è bella anche se fa male
Autore: Christian Russo 30 luglio 2026
Un articolo in due puntate sull'aggressività umana — su dove si nasconde quando la ignoriamo, e su cosa significa educarla invece di negarla.
Hiro Onoda
Autore: Christian Russo 28 luglio 2026
Hiroo Onoda, la Scuola di Nakano e il filo segreto che lega un soldato dimenticato nella giungla all'ombra millenaria dei ninja.
Altri post