Colori dell'Ombra
Shinobi Shōzoku: l’uniforme nera dei ninja tra fonti operative, teatro e immaginario moderno.
CTra chi si occupa o interessa dell’argomento “ninja”, da diversi anni si ripete uguale una sequenza: qualcuno afferma che si vestissero interamente di nero, con il cappuccio a coprire il volto (忍び装束 - Shinobi shōzoku). Qualcun altro — più informato, e visibilmente soddisfatto di esserlo — replica che non è affatto vero: il costume nero non è mai esistito, è un’invenzione nata in seno al teatro kabuki, in particolare riguardante i kuroko, gli assistenti di scena vestiti di nero che per convenzione il pubblico finge di non vedere. Fine della discussione, con il secondo interlocutore che incassa la vittoria. Il problema è che anche lui ha torto.
Non nel senso che la versione popolare sia corretta — quella resta per certi versi “sbagliata”. Ma la smentita che circola da vent’anni, e che ormai si ripete con la stessa sicurezza con cui prima si ripeteva la favola, è a sua volta imprecisa su quasi ogni punto: sul nero, sull’origine teatrale, sul kuroko, sulla cronologia. E ricostruire come stiano davvero le cose è, come spesso accade, più interessante di entrambe le versioni.
Per farlo, però, serve una precauzione di metodo, ed è quella che di solito manca: tenere separati due ordini di fonti. Da un lato i documenti tecnici e militari — manuali di ninjutsu, trattati di dottrina, attestazioni d’archivio — che ci dicono cosa si indossasse. Dall’altro le fonti visive e narrative — teatro, romanzi illustrati, stampe, e infine manga e cinema — che ci dicono come si volesse mostrare qualcuno. Sono due domande diverse, e sovrapporle è precisamente l’errore che ha prodotto entrambe le vulgate da cui siamo partiti.
Procediamo dunque nell’ordine.
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