Il Circo, la Gabbia e la Strada

Christian Russo • 15 gennaio 2026

Il Circo, la Gabbia e la Strada:
Perché stiamo guardando il film sbagliato

(Verso "La Mente sopra la Lama²")

Qualche giorno fa un mio allievo mi ha girato due video che stanno diventando virali, chiedendomi cosa ne pensassi. In sintesi: prendiamo dei campioni di arti marziali (MMA, Karate, Judo), chiudiamoli in una gabbia e vediamo come se la cavano contro un coltello o un aggressore "da strada".

La domanda dell'allievo era genuina, la curiosità lecita. Ma la mia risposta non poteva essere breve. Perché in quei video non c'è la verità sulla difesa personale. C'è la verità sul marketing.

In preparazione al prossimo appuntamento con "La Mente sopra la Lama²", voglio condividere con voi 4 riflessioni fondamentali che ho fatto a caldo. Perché è fondamentale capire la differenza tra un atleta e chi studia la sopravvivenza.

1. La Fallacia del "Miglior Stile"

Il primo errore logico di questi esperimenti è chiedere: "Quale arte marziale funziona meglio?". È una domanda sbagliata in partenza. Non è il Karate o l'MMA a combattere. È quella persona specifica.

Su 1000 praticanti di uno stile, quanti sarebbero efficaci in un contesto reale? Forse 10. E sarebbero efficaci sempre, in qualsiasi contesto, magari quando sono in forma, giovani e sul tatami? Dire che uno stile ha fallito perché un suo rappresentante (che magari è un atleta eccellente nel suo sport) ha fallito in un contesto alieno, è ridicolo. Esclude il fattore principale: l'individuo.

2. La Mappa non è il Territorio

Metti un atleta che eccelle nel suo sport in una situazione che non risponde alla sua "mappa" mentale e lo metterai in difficoltà con facilità irrisoria. Lui è un esperto di un'altra cosa. Prendi un campione abituato a regole, arbitri e distanze di gara e lo getti nel caos di un'aggressione non codificata: stai chiedendo a un pesce di arrampicarsi su un albero.

Se lo scenario è asettico, senza un "prima", senza una preparazione specifica a tenere i sensi accesi, nessuno se la cava di fronte a un improvviso attacco a sangue freddo. Soprattutto se tu non avevi mai messo in conto non solo di difenderti da un omicida, ma di diventare tu stesso un omicida per sopravvivere. Qui manca la relazione umana: chi è l'aggressore? Un rapinatore? Un amante tradito? Un sicario? Un pazzo al semaforo? Ogni scenario richiede risposte diverse. Qui è tutto appiattito.

3. La pubblicità del Detersivo

Diciamocelo chiaramente: questo è cinema. È marketing. Negli anni '90 si diceva: "Le nostre arti marziali spaccano le ossa ai cattivi". Oggi il marketing moderno, più furbo, dice: "Non è vero quello che dicevano negli anni '90, nulla funziona... tranne il mio metodo nuovo".

È come la pubblicità del detersivo: "Il mio smacchia più del tuo". Ma c'è una furbizia: il detersivo pubblicizzato non è il Karate, non è il Judo. È quello di chi organizza il video, che controlla le variabili, fornisce l'accoltellatore e ci mette sopra la sua lente d'ingrandimento. I campioni coinvolti sono stati usati, probabilmente senza nemmeno capirlo fino in fondo, come comparse in uno spot per vendere corsi e accessori.

Usare un atleta fuori dal suo habitat per vendere la propria soluzione è una mossa commerciale geniale, ma tecnicamente disonesta.

4. Le Variabili Nascoste (o la bugia della simulazione)

C'è un aspetto che sfugge a chi guarda solo il sangue finto: gli attori. Il finto accoltellatore non è un'Intelligenza Artificiale. È un uomo.

  • Cosa prova verso i campioni che ha davanti? Ammirazione? Timore riverenziale?
  • Attacca tutti e tre con la stessa ferocia o con qualcuno ha il "freno a mano" tirato inconsciamente?
  • Quanto è stanco al terzo attacco rispetto al primo?

Inoltre, nella simulazione vale tutto. Nella realtà, dopo il primo pugno in bocca dato dal difensore, l'istinto omicida dell'aggressore resterebbe intatto? O si aprirebbe un varco? Nel video il "cattivo" continua come un terminatore perché non sente dolore. Questa è una simulazione farlocca in partenza. Manca l'adrenalina vera, mancano le conseguenze fisiche, psicologiche e penali per entrambi.

Conclusione: Oltre la Gabbia

Questi video servono a intrattenere i fan, i "nerd" delle arti marziali che trattano la disciplina come il calcio: tifo da stadio e statistiche.

Noi facciamo un altro lavoro. In "La Mente sopra la Lama" non ci interessa dimostrare che il nostro detersivo è migliore. Ci interessa capire come funziona la mente umana quando il gioco non è più un gioco. Ci interessa il Ciclo OODA, la gestione della paura, la lettura dell'intenzione prima che diventi azione.

Questi video sono utili per rompere l'illusione dell'invincibilità sportiva, ma si fermano alla superficie. La vera difesa personale non inizia quando l'aggressore tira fuori il coltello nella gabbia. Inizia molto prima. Inizia con la capacità di leggere l'ambiente, il contesto, di capire l'intenzione, di gestire la propria chimica interna e di agire (o fuggire) prima di essere costretti a reagire. Uscire dalla gabbia prima che diventi una macelleria.

In La Mente sopra la Lama² non lavoreremo per dimostrare che il nostro "detersivo smacchia più degli altri". Lavoreremo per costruire quella lucidità mentale che nessun video su YouTube può insegnarti. Perché quando non ci sono arbitri, telecamere o tappetini di gomma, l'unica cosa che ti protegge è la tua mente.

LA MENTE SOPRA LA LAMA² // SCENARIO: CHAOS

Il duello è finito. Il 1° Febbraio entriamo nel disordine.

Questo secondo capitolo non lavora sulla tecnica sterile, ma sull'adattamento radicale: gestire lo stress della folla, le minacce multiple e il sovraccarico sensoriale. Impara a trovare la lucidità dove gli altri trovano solo panico.

Non serve aver partecipato al primo capitolo. Serve solo la volontà di esserci.

📍 Domenica 1 Febbraio 2026, Torino.
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