Scimmia o Squalo?

Christian Russo • 18 gennaio 2026

Immagina di essere nella natura selvaggia. Vedi un primate che urla, mostra i denti, scuote i rami in modo frenetico e si gonfia per sembrare più grosso. Fa un gran casino. È terrificante? Sì. Vuole ucciderti? Probabilmente no. Vuole che tu te ne vada, o vuole dimostrare al branco di essere il capo. È una questione di gerarchia. È una Scimmia.

Ora immagina di essere in mare aperto. Se sei "fortunato", vedi solo una pinna che taglia l'acqua. Silenzio assoluto. Nessun ruggito, nessuna scenata, nessun avvertimento. L'animale non ti odia. Non è arrabbiato. Semplicemente, ha fame. E tu sei proteine. E potrebbe non avere un'altra occasione tanto vicina. È uno Squalo.

Il problema della difesa personale moderna – e il motivo per cui Marco, il protagonista di un nostro scorso articolo, è quasi finito all'ospedale – è quando il nostro cervello è cablato per gestire le Scimmie, ma viene mangiato dagli Squali.

Oggi, in preparazione a "La Mente sopra la Lama²", dobbiamo imparare a distinguere due linguaggi che sembrano simili, ma che portano a esiti opposti: la Violenza Sociale e la Violenza Asociale.

1. Il Rituale della Scimmia (Violenza Sociale)

La maggior parte di ciò che chiamiamo "rissa" è, in realtà, una danza. Una danza tribale, violenta e stupida, ma pur sempre una danza. C'è l'urlo: "Oh, ma che guardi?". C'è la spinta: il contatto fisico non lesivo per misurare la reazione. C'è lo spazio: si gonfia il petto, si allargano le braccia.

Perché lo si fa? Perché è violenza comunicativa. L'aggressore sociale o entrambi i contendenti cercano status, dominio, rispetto del branco. Cercano la sottomissione psicologica prima di quella fisica.

Ciò che molti ignorano è che questo caos apparente è governato da un codice di regole invisibili rigido quanto un contratto legale. Se non conosci queste clausole, sei a rischio. Ecco le tre regole principali del "Contratto della Scimmia":

  • Regola 1: L'Escalation è una Scala, non un Ascensore. Nella violenza sociale, non si passa da 0 a 100 in un secondo. C'è una progressione obbligatoria: sguardo fisso → insulto verbale → invasione dello spazio → spinta (il test fisico) → pugno largo (il "gancio da bar"). Ogni gradino serve a dare all'altro la possibilità di sottomettersi (salvando la faccia all'aggressore) o di accettare la sfida. Saltare i gradini è una violazione del codice.
  • Regola 2: Il Pubblico è il Giudice. La Scimmia combatte raramente da sola. Ha bisogno di testimoni. La violenza sociale è una performance teatrale: si combatte per dimostrare al "branco" chi comanda. Se togli il pubblico, spesso la Scimmia perde interesse, perché senza spettatori non c'è guadagno di status.
  • Regola 3: I Colpi sono "Educativi", non Letali. In una rissa da ego, l'obiettivo inconscio non è uccidere, ma punire. Per questo si vedono sberle, spinte o pugni al viso (che fanno male e umiliano), ma raramente si vedono morsi alla gola o dita negli occhi. C'è un accordo tacito: "Ci facciamo male, ma domani siamo vivi" (qui devo escludere la variante "stupefacenti", che altera sensibilmente il rispetto di queste regole, ma ne parleremo successivamente).


Il Cortocircuito del Marzialista

Qui nasce il pericolo mortale per chi si allena alle arti marziali. Immaginiamo un marzialista,
convinto della sua etica "Achillea" e addestrato a tecniche militari (moderne o antiche), che tratti la Scimmia alla stregua di un killer seriale. Lui non vede la "danza", vede solo una minaccia. Risponde a una spinta al petto (un avvertimento e una richiesta di "permesso" per combattere) con una tecnica letale: un colpo alla gola o una dito nell'occhio.

Commetterebbe un errore di traduzione fatale. Agli occhi della legge, e dei testimoni, lui diventerebbe lo psicopatico. Avrebbe risposto a una provocazione da bar (purtroppo socialmente accettata) con una mutilazione o un tentato omicidio. Risultato? Galera. Avrebbe vinto il duello fisico, ma avrebbe perso i suoi privilegi civili. Perché avrebbe violato le regole invisibili del gioco, usando un bazooka per uccidere una zanzara.

2. Il Silenzio dello Squalo (Violenza Asociale)

Poi c'è il predatore. Quello che vuole il tuo portafogli, il tuo corpo, o la tua vita. Al predatore non interessa il tuo rispetto. Non gli interessa se hai paura. Non gli interessa dimostrare nulla agli amici. Lui ha un obiettivo (risorsa) e tu sei l'ostacolo. La Violenza Asociale è funzionale. È un processo lavorativo. Lo squalo non ruggisce prima di mordere, perché avvisare la preda è controproducente. Colpisce e basta. Come il "mingherlino" che ha steso Marco: niente guardia, niente minacce, solo un pugno secco arrivato dal nulla.

La Grande Trappola: Il Mimetismo

Fin qui sembra facile: se urla è una Scimmia, se è silente è uno Squalo. Magari fosse così semplice. La vera insidia è che lo Squalo intelligente impara a vestirsi da Scimmia (o da amico).

Il predatore moderno sa che, se ti corre incontro con un coltello alzato, tu scappi o ti difendi. Quindi cosa fa? Usa il "Rituale Sociale" per avvicinarsi. Ti chiede l'ora. Ti chiede una sigaretta. Ti fa un complimento. O, come successo recentemente in un episodio di cronaca a Torino, ti ferma con la scusa apparentemente innocua di chiederti il contatto Instagram.

Sembra un'interazione sociale. Il tuo cervello si rilassa: "Ah, vuole solo parlare". Invece è una manovra di avvicinamento. È un cavallo di Troia per entrare nella tua distanza intima senza far scattare i tuoi allarmi. Nel momento in cui tiri fuori il telefono per dargli il contatto, o guardi l'orologio, hai abbassato lo sguardo e offerto le mani. Lì, lo Squalo toglie la maschera e colpisce.

Perché le tecniche (e la teoria) non bastano

Tutto questo sembra logico e chiaro mentre lo leggete seduti sul divano. Ma c'è una variabile che sulla carta non compare mai, e che nella realtà occupa tutto lo spazio: la Paura.

Quando l'adrenalina entra in circolo, il cervello razionale (quello che si potrebbe rapidamente addestrare a distinguere le specie e i mascheramenti) viene sequestrato. La paura è un rumore bianco assordante che confonde i segnali.

  • Sotto l'effetto del terrore, una Scimmia che urla vi sembrerà un mostro pronto a uccidervi, spingendovi a una reazione esagerata che vi rovinerà la vita o a una non-reazione che vi rovinerà l'autostima.
  • Sotto l'effetto del freezing (congelamento), uno Squalo che vi sorride sembrerà innocuo, finché non sarà troppo tardi.

Ancora una volta, "La Mappa non è il Territorio". La difesa personale non è solo sapere come tirare un pugno. E non è nemmeno solo sapere la teoria etologica sulla differenza tra rissa e predazione. È la capacità di rimanere lucidi mentre il sistema nervoso vi urla di impazzire. È saper abbassare il volume della paura quel tanto che basta per riconoscere, in una frazione di secondo, che animale avete davanti.

Nel dojo ci alleniamo al "Duello" (due persone che accettano il confronto). Ma la strada è un ecosistema di predatori che contano proprio sul fatto che la vostra paura vi renderà ciechi dinanzi alla loro vera natura.

LA MENTE SOPRA LA LAMA² // SCENARIO: CHAOS

Non confrontarsi in un duello, ma riconoscere una predazione.
Il 1° Febbraio non impareremo a fare a botte, nè lavoreremo solo sulle tecniche.
Lavoreremo su come diradare la nebbia della paura. Impareremo a distinguere il rituale dall'agguato e a non farci ingannare dal mimetismo, mentre siamo sotto pressione. Perché quando la maschera cade, è troppo tardi per iniziare a pensare.

Non serve aver partecipato al primo capitolo. Serve solo la volontà di esserci.

📍 Domenica 1 Febbraio 2026, Torino.
👉 Clicca qui per gli ultimi posti disponibili.

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