Un samurai alla corte di Mussolini

Christian Russo • 11 gennaio 2025
Harukichi Shimoi
Taiyo Yamanouchi

Da avido fruitore di serie tv non potevo rimanere immune alle polemiche e al battage pubblicitario che stanno circondando la nuova serie Sky Original "M - Il figlio del secolo", in onda ora su Sky e tratta dal bel romanzo di Antonio Scurati (che trovate qui). 


Già nella prima puntata vengo colpito favorevolmente non solo dalla qualità di regia e di scrittura che molto deve alla visione ampia e internazionale di Joe Wright, dalle interpretazioni all'altezza e dal ritmo avvincente, ma anche dalla presenza (seppure di contorno) di un personaggio storico poco conosciuto e che varrebbe un film a sè, un vero e proprio samurai alla corte di Mussolini, Harukichi Shimoi  (qui interpretato da Taiyo Yamanouchi).

Harukichi Shimoi: un samurai in Italia

Ma chi era Harukichi Shimoi? Nato in Giappone nel 1883 da famiglia samurai, Shimoi è stato una figura affascinante, capace di unire Oriente e Occidente in un momento storico di profondi cambiamenti globali. Poeta, traduttore, giornalista e insegnante, Shimoi si appassionò alla cultura italiana, tanto da diventare uno dei principali ambasciatori culturali tra i due Paesi nei primi decenni del Novecento.

Trasferitosi in Italia nel 1916, Shimoi iniziò a insegnare lingua e cultura giapponese all'Università Orientale di Napoli. Durante il suo soggiorno, si immerse completamente nella cultura locale, stabilendo relazioni significative con artisti, intellettuali e politici. Tra questi, spicca il rapporto con il poeta Gabriele D’Annunzio, con cui condivideva una visione idealizzata del samurai come figura eroica e romantica.


Shimoi e gli Arditi: tra poesia e azione

Una delle esperienze più emblematiche della vita di Harukichi Shimoi fu la sua militanza negli Arditi, il corpo militare d’élite italiano durante la Prima Guerra Mondiale, noto per il suo coraggio e la sua disciplina. Shimoi, affascinato dal loro spirito guerriero e dalla dedizione assoluta alla causa, ne divenne un fervente sostenitore e, successivamente, un membro onorario.

Questa vicinanza agli Arditi non fu solo simbolica: Shimoi insegnò all'interno del corpo cenni di arti marziali giapponesi e partecipò ad alcune delle loro azioni, condividendo l’idea che il coraggio e la disciplina, tipici del bushidō giapponese, trovassero un riflesso naturale nel codice d’onore degli Arditi. L’esperienza accrebbe la sua convinzione che esistesse una sorta di affinità spirituale tra i valori samurai e quelli dei combattenti italiani.

La sua adesione agli Arditi lo mise in contatto con altre figure centrali della politica e della cultura italiana dell’epoca, come Gabriele D’Annunzio, con cui Shimoi partecipò all’impresa di Fiume nel 1919. Durante l'occupazione, Shimoi lavorò come interprete e consigliere culturale, diventando una figura di spicco nell’entourage dannunziano.


Shimoi e il fascismo: un legame controverso

L’esperienza con gli Arditi segnò profondamente Shimoi, portandolo a sviluppare una particolare simpatia per il fascismo nascente, che in parte ereditava lo spirito combattivo e cameratesco degli Arditi. La sua partecipazione alla Marcia su Roma nel 1922 è uno degli episodi più noti e controversi della sua vita: fu in quel contesto che guadagnò il soprannome di “samurai del fascismo”. Successivamente, il suo lavoro ambasciale e di traduttore lo rese uno dei protagonisti degli accordi che portarono al Patto Tripartito Roma-Berlino-Tōkyō.

Va sottolineato che Shimoi interpretava il fascismo attraverso una lente idealistica, vedendo in esso una sintesi di disciplina, sacrificio e devozione patriottica – valori che associava al bushidō. Tuttavia, il suo legame con il fascismo rimane un aspetto che suscita discussioni tra storici e studiosi.


Un ponte tra culture

Nonostante le ombre che caratterizzano alcuni aspetti della sua vita, Shimoi resta una figura di grande interesse per il suo ruolo di ponte culturale tra Italia e Giappone.

Attraverso i suoi scritti e la sua attività giornalistica, Shimoi contribuì a diffondere in Italia l’idea romantica del samurai e, al contempo, introdusse il pubblico giapponese alla cultura italiana, rendendolo partecipe di un dialogo culturale unico per l’epoca.


Qui sotto trovate la mia chiacchierata con Taiyo Yamanouchi. (se non vedi il video clicca qui)
Buon ascolto!

La Mente sopra la Lama

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